Isole Eolie

Sono sette, le sorelle che punteggiano il blu del mare di fronte alla costa nordorientale della Sicilia. E sono di natura aspra e selvaggia (le due più lontane, Filicudi e Alicudi), più addomesticate dalla gente e dai turisti (Lipari ePanarea), schive e solitarie (Salina) o ancora vive, come Vulcano e Stromboli che, si direbbe con metodica precisione, sbuffa e si diverte a suscitare ammirazione e timore di lapilli infuocati che si levano alti nel cielo.

Il mito le vuole dimora del dio del vento, Eolo, e forse anche temporaneo approdo dell'eroe Ulisse che oltre al dio, rifugiato nell'isola vagante cinta di mura di bronzi
(Lipari?), incontra anche il mostruoso Polifemo ed i suoi compagni, leggendari forgiatori alle dipendenze del dio del fuoco di cui l'isola Vulcano riprende il nome.
Anche la storia di queste isole si perde alle radici del tempo, quando nel Tirreno si crea una fessura da cui il magma risale e dà origine, tra i 3000 ed i 1000 m di profondità ad una serie di terre vulcaniche delle quali solo una piccola parte emerge. Siamo, secondo le più recenti teorie, nel Pleistocene, poco meno di un milione di anni fa. Le prime a formarsi sono Panarea, Filicudi ed Alicudi. Le più giovani sono le isole ancora oggi attive Vulcano e Stromboli. Le eruzioni si susseguono nel corso dei millenni e la loro diversa natura produce fenomeni differenti: dalla formazione della pietra pomice, così leggera da galleggiare sull'acqua, alle colate del nero vetro d'ossidiana, così tagliente da essere scelto dalle popolazioni antiche per la fabbricazione di utensili affilati. 
Gli abitanti, non molto numerosi ed in alcuni casi isolati dal resto del mondo per parecchi mesi l'anno, vivono di pesca, di agricoltura (in particolare la coltivazione della vite e la raccolta dei capperi), di estrazione della pietra pomice (a Lipari, sebbene l'attività stia man mano perdendosi), ma soprattutto, anche se per pochi mesi all'anno, di turismo.

Il mare trasparente e caldo, di un blu cobalto che vicino alla riva diviene cristallina, la costa rocciosa che permette il fiorire di una ricca fauna acquatica con anemoni di mare, spugne, mitili, alghe, crostacei e molluschi oltre ad 
innumerevoli pesci, le rendono il paradiso degli amanti del mare, delle immersioni, della pesca subacquea. Chi in particolare ama la tranquillità, scevra da ogni forma di mondanità, potrà scegliere Alicudi e Filicudi o Salma, più popolata, anche di visitatori, ma comunque spartana. Ed anche Lipari, Panarea e Vulcano, sebbene meta di un numero sempre maggiore di turisti e quindi ricche di negozietti, ristorantini, bancarelle e qualche locale ove trascorrere le ore serali, restano un luogo per chi vuole vivere vacanze riposanti.

 

Lipari.

 

E' il centro principale dell'isola. Arrivando dal mare si avvista, fin da lontano, la parte alta, la cittadella fortificata con alle spalle (visibile se si approda a Marina Lunga) l'ex convento francescano, oggi Municipio. Ai suoi piedi si trovano due baie. 
Marina Corta, sorvegliata dalla chiesetta delle Anime del Purgatorio (un tempo isolata su uno scoglio poi unito alla terraferma) e dalla secentesca Chiesa di S. Giuseppe (che chiude la baia a sud), e Marina Lunga, il porto più esteso. La notte finale della festa di S. Bartolomeo (24 agosto) Marina Corta si illumina di bellissimi fuochi d'artificio che partono direttamente dal mare. Alle spalle si estende la città bassa con corso Vittorio Emanuele, passeggio pomeridiano e serale costellato di negozietti e ristorantini.

Castello - E' come viene chiamata la cittadella, acropoli greca poi cinta da mura (XIII sec.), rafforzate dagli spagnoli di Carlo V (XVI sec.) dopo il saccheggio del pirata Barbarossa. Si consiglia di salire da piazza Mazzini. E' l'accesso più antico: superate le fortificazioni spagnole e la torre greca (IV sec. a.C.) su cui si imposta la torre-porta medievale (Xll-Xlll sec.), si giunge al cuore della cittadella. Sulla destra la Chiesa di S. Caterina, seguita da una zona di scavi archeologici che mostrano resti sovrapposti di abitazioni (capanne), edifici e strade di varie epoche, dall'età del bronzo (cultura di Capo Graziano) all'epoca ellenistica e romana; alle spalle si elevano la Chiesetta dell'Addolorata e la settecentescaChiesa dell'Immacolata. Sul lato sinistro, al centro, si eleva la cattedrale dedicata al patrono delle Eolie, San Bartolomeo: di impianto medievale, è stata ricostruita in epoca spagnola, mentre la facciata è del XIX sec. Il chiostro annesso risale all'epoca normanna. Di fronte si apre una scalinata che risale all'inizio di questo secolo e per edificare la quale si sono dovute "tagliare" le mura.

Museo Archeologico Eoliano - E' ospitato in edifici differenti ed è suddiviso in sezioni che ripercorrono la storia delle isole a partire dalla preistoria fino all'epoca classica. Vi sono inoltre sezioni particolari dedicate all'archeologia marina ed alla vulcanologia. La maggior parte dei reperti sono ritrovamenti degli scavi condotti a partire dal 1949. 
All'ingresso di ogni sala si trovano pannelli esplicativi di due tipi differenti: uno. più dettagliato, è rivolto a chi intende compiere una visita molto approfondita, l'altro, in rosso, fornisce i cenni essenziali per poter comprendere le varie culture che si sono succedute. 
La sezione sulla preistoria a Lipari inizia con una sala interamente dedicata all'ossidiana, preziosa roccia vitrea vulcanica, estremamente dura e tagliente, anche se fragile, e largamente utilizzata -ed esportata- nell'antichità per fabbricare utensili. La cultura di Capo Graziano (1800-1400 a.C., dal nome di un sito a Filicudi) e quella, successiva, di Capo Milazzese (a Panarea) segnano un periodo di particolare prosperità per le isole (sale V e VI) che si manifesta con un aumento demografico e lo sviluppo degli scambi commerciali. Ne sono testimonianza i grandi vasi micenei giunti qui probabilmente come materiale di scambio per le materie prime. Il periodo seguente (sec. XIII-IX a.C.), detto Ausonio dal nome delle genti che (secondo Diodoro Siculo) giunsero qui dalla penisola italiana, è caratterizzato da moduli espressivi differenti: frequenti sono le scodelle ad un'ansa con appendici a forma di corna (probabilmente per scacciare gli influssi malefici) che, più tardi, assumono la forma stilizzata del muso dell'animale (sale VII-IX). 
A partire dalla sala 10 si passa al periodo greco e romano. Dopo un periodo di abbandono, l'acropoli di Lipari viene colonizzata da Cnidii e Rodii (VI sec. a.C.). Interessante il coperchio del Bothros (fossa votiva) di Eolo. completato da un leone in pietra che funge da presa (sala X). Il culto di Eolo sembra essere il punto di incontro tra i locali ed i colonizzatori. Nelle vetrine adiacenti sono raccolte le "offerte" trovate nella fossa. 
Negli edifici di fronte si trovano le sale dedicate alla preistoria nelle isole minorie la sezione vulcanologica (edificio sulla sinistra) che ripercorre la storia geologica delle isole attraverso pannelli, grafici e plastici. 
La visita continua poi nel palazzo a nord della cattedrale (la numerazione delle sale è invertita per le prime tre: si passa dalla 18 alla 17 alla 16. Poi continua in ordine crescente). Particolarmente interessante è la ricostruzione delle necropoli dell'età del bronzo: ad incinerazione (XII sec. a.C.) con le urne coperte da ciotole e poste all'interno di piccoli pozzi scavati nel terreno (sala XVII) o ad inumazione (XIV sec. a.C.) in grandi pithoi (giare) interrati (i corpi erano deposti in posizione rannicchiata). Le imbarcazioni commerciali che, sorprese da fortunali, tentavano di mettersi al riparo vicino alle coste delle isole, trovavano sulla loro rotta Capo Graziano (a Filicudi) e la zona delle Formiche (gli scogli appena affioranti allargo di Panarea), due punti insidiosi ove era facile fare naufragio. Qui è stato recuperato il carico di una ventina di navi commerciali, costituito soprattutto da anfore di diversi tipi di cui il museo possiede una collezlone incredibilmente vasta (sezione di archeologia marina). Tra i corredi funerari del VI-IV sec. a.C. di Lipari emergono delle singolari statuine fittili (sala XXI), di esecuzione grossolana, ma interessanti perché mostrano alcune occupazioni domestiche: una madre che lava il bimbo, una donna intenta a preparare una zuppa in una ciotola ed un'altra che macina il grano su un mortaio sul bordo del quale è seduto un gatto. Tra i bei crateri a figure rosse, fabbricati in Sicilia o nel resto d'Italia, ne emerge uno (360 a.C.) dal soggetto singolare: un'acrobata nuda in equilibrio sulle mani si esibisce davanti a Dionisio e a due attori comici dall'accentuata caratterizzazione. Alle spalle del gruppo, in due riquadri, i volti di altri due attori. Nella stessa vetrina sono raccolti tre crateri del pittore di Adrasto tra i quali emerge l'ultimo: sotto il portico della reggia di Argo, in una scena altamente drammatica, si affrontano Tideo e Polinice, figlio di Edipo in esilio da Tebe. 
Il culto di Dionisio, dio del vino, ma anche del teatro e della "beatitudine" ultraterrena (per chi è iniziato ai suoi misteri) spiega la presenza, nei corredi funerari e nei pozzi votivi. di statuette di attori e maschere teatrali di cui il museo possiede una collezione unica al mondo per ricchezza, varietà ed antichità (sala XXIII). L'ultima parte del museo è consacrata alla storia di Lipari in età ellenistica, romana (si evidenzia una notevole quantità di lucerne a matrice, con decorazioni differenti) con qualche cenno al periodo normanno, spagnolo, rinascimentale e barocco (soprattutto ceramiche).

Parco Archeologico - In fondo alla cittadella sulla destra. Vi sono allineati numerosi sarcofagi antichi. Dalla terrazza si gode di una incantevole vista sulla chiesetta delle Anime del Purgatorio protesa sul mare di fronte a Marina Corta: all'orizzonte, Vulcano.

Giro dell'isola 
Circuito di 27 km. Partire da Lipari città in direzione di Canneto, a nord.

Canneto - Questo piccolo borgo adagiato all'interno di un'ansa è il punto privilegiato di partenza per le spiagge bianche, visibili da Canneto e raggiungibili a piedi attraverso un sentiero. Il candore della sabbia. ma soprattutto del mare, rivelano la presenza della polvere di pomice. Sempre da Canneto, dal porto si possono raggiungere le cave di Pietra Pomice in località Porticello. Due i mezzi più semplici: il più pittoresco e tipico è in barca, portati da uno dei tanti pescatori che pullulano nel porto, l'altro è l'autobus.

Cave di Pomice a Porticello - In questa bella baia sorgono parecchie fabbriche, ora in disuso tranne l'ultima in fondo (a nord), di estrazione della pietra pomice. Gli scarti della lavorazione hanno formato bianchi pendii di sabbia finissima, resa più compatta dal tempo, che si affacciano direttamente sul mare. Sulla riva. piccoli frammenti di nera ossidiana. Lo spettacolo è molto suggestivo: sul mare di un azzurro chiarissimo e quasi vitreo (per i depositi di pomice sul fondo) si protendono ancora le vecchie passerelle che un tempo venivano utilizzate per portare i carichi di pomice direttamente alle navi. Uno dei passatempi preferiti dai bagnanti qui è quello di salire sui pendii e cospargersi il corpo di polvere: l'effetto levigante è assicurato. I più arditi potranno poi emulare i ragazzini dell'episodio di Kaos (il film dei Fratelli Taviani) che si gettavano rotolando dal pendio, fino a finire in mare (oggi però distante circa un metro). La strada offre scorci suggestivi sui bianchi pendii di pomice di Campo Bianco, illuminati dal sole: per un attimo sembra di essere in alta montagna, di fronte ad un nevaio. Subito oltre, dallaFossa delle Rocche Rosse, si sviluppa la più imponente colata di ossidiana dell'isola. 
Superata Acquacalda, si arriva alle Puntazze. da cui si gode di una bellissima vista che abbraccia cinque isole: da sinistra a destra Alicudi, Filicudi, Salma, Panarea e Stromboli.

Stufe di S. Calogero - Appena oltrepassato Pianoconte, prendere una strada sulla destra. E' una fonte termale nota fin dall'antichità per le sue acque terapeutiche. Tra i resti di edifici antichi (fiancheggiati da un moderno stabilimento termale, purtroppo in disuso), si evidenzia una stufa a cupola che studi recenti fanno risalire all'epoca micenea. Sarebbe dunque l'edificio termale più antico ed anche l'unica festimonianza greca, utilizzata ancora oggi da persone che seguono una "cura fai da te" cospargendosi di acqua che raggiunge, alla fonte, la temperatura di 60° C.

Quattrocchi - Questo belvedere offre uno dei più bei panorami dell'arcipelago con in primo piano la punta di Iacopo, seguita dalla punta del Perciato. Alle spalle i faraglioni e, sullo sfondo, l'isola di Vulcano. Giunti in prossimità di Lipari, si gode di una bella vista sulla città.

 

Giro dell'isola in barca - Partenza da Marina Corta. Permette di scoprire la costa frastagliata dell'isola punteggiata di archi, scogli e faraglioni.

Vulcano.

In quest'isola. di 21 km quadrati, la mitologia greca situava le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro che aveva per aiutanti i Ciclopi. Ma èil nome del dio romano, Vulcano, che è stato dato all'isola. Ed è da qui che deriva il termine vulcanismo.
L'isola deve in effetti la sua esistenza alla fusione di quattro vulcani di cui il più grande ed anche il più attivo è il Vulcano della Fossa, che la domina dall'alto dei suoi 391 m. di pietra rossastra. Lo affianca il più piccolo Vulcanello (123 m), emerso a formare una piccola e tonda penisola a nord nel 183 a.C. Alla particolare forma di attività vulcanica, caratterizzata da lava acida e da una serie di esplosioni in cui il tappo viene scagliato verso l'alto, seguito da grandi massi incandescenti, è stato dato il nome di attività vulcaniana.
Sebbene l'ultima eruzione sia avvenuta nel 1890, il vulcano non ha mai cessato di dare prova della propria vitalità ed ancora oggi si osservano differenti fenomeni: fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini e la presenza di fanghi sulfurei dalle apprezzate proprietà terapeutiche.
La costa, così frastagliata che in alcuni punti sembra formare tentacoli che si immergono in mare, i colori della roccia dal rosso al giallo ocra ed i luoghi desolati e solitari conferiscono all'isola un aspetto di inquietante e feroce bellezza.

Porto di Levante e Porto di Ponente . Tra il due porti si estende il centro principale dell'isola, Porto di Levante. E' un paesino ricco di negozietti e caratterizzato da sculture contemporanee in pietra lavica (Efesto ed il vaso di Pandora al porto, Il riposo di Eolo nella piazzetta principale).

Salita al cratere - 2h ca AR. Partenza dalla fine della strada commerciale che si diparte da Porto di Levante. Il percorso, un sentiero che sale ad ampie svolte lungo il fianco della montagna, offre incantevoli viste sull'arcipelago: in primo piano la penisola di Vulcanello, di fronte Lipari con a sinistra Salina, dal caratteristico profilo a due monti, ed in lontananza Filicudi (nei giorni particolarmente limpidi si intravede anche Alicudi) a destra Panarea, affiancata dai suoi isolotti, e sullo sfondo Stromboli. Circa a metà strada si incontra un tratto in terra rossa battuta, scavata da profondi solchi irregolari, e sembra quasi di essere sbarcati su Marte. Più si sale e più l'odore di zolfo si fa intenso, accompagnato da sporadiche nuvole di vapore. In cima lo spettacolo è stupendo: la grande voragine del Cratere della Fossa coronata, a sud, da nuvole di vapori sulfurei bollenti che, con un sibilo che sembra provenire direttamente dal centro della terra, scaturiscono dalla superficie spaccata, colorano la pietra di giallo ocra e di rosso e si condensano in cristalli, fragilissimi finch‚ caldi. Sono le cosiddette fumarole.
Il giro del cratere (30 mm ca) permette di scoprire la parte meridionale dell'isole e nel punto culminante. di godere di uno dei più bei panorami dell'arcipelago.

Le spiagge. Due si trovano nel centro principale: le spiagge nere (Porto di Ponente) chiamate così per il colore della sabbia di origine vulcanica, occupano una bella baia purtroppo spesso molto affollata, mentre la spiaggia delle Fumarole e caratteristica perchè bagnata da acque riscaldate da bolle di vapore sulfureo che possono raggiungere temperature molto elevate (attenzione, è facile scottarsi).
La solitaria e poco frequentata spiaggia del Gelso si trova invece dalla parte oppostà dell'isola ed è raggiungibile via mare, in autobus con partenza dal porto di Levante (attenzione agli orari estremamente ridotti) o percorrendo la Provinciale che da Porto Levante prosegue per Vulcano Piano e poi si dirama per il Gelso o per Capo Grillo.

Escursione alla grotta del Cavallo ed alla piscina dl Venere. Partenza in barca dalle spiagge nere. Si circumnaviga Vulcanello, con la Valle dei Mostri e poi la parte più frastagliata della costa fino a giungere a questa bella grotta che deve il nome alla presenza (ora solo un ricordo) di cavallucci marini Sulla sinistra si apre la piscina di Venere, vasca dalle acque poco profonde e limpidissime dove si possono fare bagni indimenticabili (chi desidera fermarsi qualche ora può partire con una delle prime escursioni - che si susseguono abbastanza frequenti durante la giornata - e ritornare con una delle ultime: chiedere al pescatore).

I fanghi. Sono una delle peculiarità di Vulcano. Venendo dal porto sulla destra, a ridosso di una roccia dai colori incredibili (le sfumature vanno dal giallo al rosso), una vasca naturale accoglie dei fanghi sulfurei noti per le loro proprietà terapeutiche.

Alcuni consigli per una corretta fangoterapia.
Indicata per forme reumatiche, problemi di pelle grassa e acneica e psoriasi. Controlndlcazioni: malattie tumorali, gravidanza, febbre, infarto, osteoporosi,
disturbi gastrointestinali. diabete scompensato e ipertiroidismo. Modalità: Immersioni brevi (mai oltre i 20 minuti), nelle ore più fresche, seguite
da una doccia calda. Non applicare sugli occhi. In caso di contatto lavare con acqua dolce. Per ogni eventuale disturbo, si consiglia di consultare il medico.

La Valle del Mostri - A Vulcanello. Si consiglia di effettuare l'escursione all'alba o al tramonto quando la penombra rende più suggestive ed enigmatiche le forme evocate dalle rocce. E' il nome dato ad un declivio di sabbia nera da cui emergono disseminate qua e là, rocce vulcaniche le cui forme suggeriscono a volte fantomatici profili di animali preistorici, mostri o fiere (tra gli altri si riconoscono un orso in piedi sulle zampe posteriori ed un leone accucciato).

Capo Grillo - 10 km circa con partenza da Porto Levante. La strada provinciale, che conduce a Vulcano Piano e da lì al capo, offre belle viste su Lipari e sul grande cratere. Dal promontorio si gode di una superba vlsta sull'arcipelago.

Stromboli.

Isola-vulcano di una sobria ed inquietante bellezza, emerge dal mare con i suoi picchi scoscesi e ripidi e la costa poco ospitale. La mancanza quasi totale di strade, il paesaggio dall'aspetto selvaggio, ma soprattutto, e sopra tutto, l'incombente vulcano che metodicamente ricorda la sua presenza con sbuffi di fuoco e lapilli, esercitano sul visitatore una strana e singolare attrazione. 
Protagonista del film di Rossellini Stromboli, terra di Dio (1950) che mette in evidenza la difficoltà di vivere in una terra così difficile, l'isola resta una delle mete più affascinanti e suggestive.

Quando andare e come attrezzarsi

La visione delle eruzioni è particolarmente suggestiva con il buio: consigliamo quindi la salita nel tardo pomeriggio ed il rientro di notte (non dimenticate
una torcia elettrica) o al mattino successivo. L'escursione alla cima del vulcano richiede circa tre ore di cammino in salita e due in discesa e non presenta particolari difficoltà, ma è consigliato per buoni camminatori. La gita non deve essere comunque sottovalutata in particolare nei rari casi di brutto tempo. A Stromboli esiste la possibilità di contattare accompagnatori locali autorizzati. Per la salita si consiglia la normale attrezzatura da escursionista; gli scarponcini da trekking sono da preferire alle scarpe da ginnastica. E' inoltre necessario portare con sè una torcia, un paio di pantaloni lunghi ed una maglietta di ricambio e, nel caso dell'escursione notturna, il sacco a pelo. Da non dimenticare una giacca a vento leggera o un pile per la permanenza in cima dove la temperatura può abbassarsi.
L'escursione può essere affrontata tutto l'anno, il periodo migliore risulta essere la primavera avanzata per il clima mite e le temperature non troppo elevate. Anche l'escursione estiva, soprattutto notturna risulta piacevole.

Due i paesi che si trovano sull'isola: sul versante nordorientale, coperto da un manto verde, spiccano le bianche casette cubiche di San Vincenzo (dove si attracca) che si estende a nord con S. Bartolo, mentre a sud-ovest sorge Ginostra, una trentina di case abbarbicate alla roccia, completamente isolate (non ci sono strade, ma solo una mulattiera che si inerpica lungo il fianco della collina) e collegate al resto del mondo solo via mare (e non per tutto l'anno) attraverso il porto più piccolo del mondo. A nord, nel tratto che separa i due paesi, si trova il versante più impressionante, arido e scosceso, con la sciara del fuoco, via scelta dalla lava ogni volta che il vulcano decide di eruttare.

Di fronte a S. Vincenzo si erge l'isolotto di Strombolicchio, uno sperone roccioso sulla cui cima si ergono un faro ed una strana conformazione in cui si ravvisa la forma della testa di un cavallo.

Il cratere. L'escursione al cratere di Stromboli è un'esperienza unica ed affascinante che consente di ammirare un incomparabile spettacolo naturale. Attraverso un percorso di rara bellezza, con scorci paesaggistici indimenticabili, si giunge al cospetto di uno tra i pochi vulcani attivi al mondo. Il cratere è costituito da un gruppo di cinque bocche. L'attività esplosiva persistente è direttamente osservabile da poche centinaia di metri di distanza: un susseguirsi di esplosioni fragorose che proiettano in aria lapilli incandescenti costituendo uno spettacolo che fa dimenticare la fatica del cammino appena concluso.

Ascesa al vulcano.  5 ore ca AR. Dall'approdo dei traghetti a S. Vincenzo ci si dirige verso il centro abitato, risalendo la strada asfaltata che conduce verso S. Bartolo. In breve tempo si superano le caratteristiche casette bianche e si imbocca una mulattiera (cartelli di indicazione) inizialmente lastricata di pietra lavica ed seguito, dopo alcuni tornanti, sterrata. In venti minuti si raggiunge l'osservatorio di Punta Labronzo (punto di ristoro e di osservazione dei 
crateri) dove inizia la salita vera e propria. Si punta ora direttamente alla cima, percorrendo una bella mulattiera immersa nella vegetazione rigogliosa: il percorso  sale con pendenze moderate lungo numerosi tornanti e sbuca, al termine della 
mulattiera, su un pulpito (fare attenzione!) dal quale si gode una meravigliosa  vista sulla Sciara del Fuoco, l'enorme pendio nero dove rotolano i blocchi di lava che dal cratere raggiungono il mare. Abbandonata la comoda mulattierà, si risale un ripido sentiero profondamente inciso nel terreno. Questa vera e propria trincea, scavata dall'erosione dell'acqua, consente di raggiungere un breve pendio di lava rossastra che richiede un po' di attenzione e l'uso delle mani per facilitare la salita. Al termine della facile scalata si apre, verso sinistra, un bel panorama sul paese e su Strombolicchio. ormai quasi 700 metri più in basso. A questo punto la salita procede sull'ampia cresta che conduce alla cima, sempre ripida e su terreno sabbioso. Giunti finalmente all'altezza dei crateri si incontrano le prime postazioni, costituite da bassi muretti di protezione disposti a semicerchio, nelle quali ci si può sistemare per osservare le eruzioni. Da questa altezza si vedono, tra uno sbuffo di gas e l'altro, i crateri; percorrendo l'ultimo facile tratto di cresta, si raggiunge la cima che è il punto di osservazione più vicino alle bocche. Con vento favorevole la visione è a questo punto eccezionale e lo spettacolo indimenticabile: alte e spaventose le esplosioni si susseguono ritmicamente tingendo di rosso il nero della notte.

Escursione notturna in barca - E' forse il modo migliore per apprezzare tutti i differenti aspetti di quest'isola. Impressionante la scoscesa Sciara del Fuoco (si veda sopra) e di notte, le eruzioni vulcaniche che con una regolarità incredibile stagliano i lapilli rosso fuoco contro il nero del cielo dando vita a magnifici fuochi d artificio naturali (le emissioni di giorno appaiono grigiastre).

Salina.

Dal caratteristico profilo a due monti (da qui il suo nome antico, Didyme, gemelli).
L'isola è schiva e solitaria, meta ideale per chi vuole passare una vacanza a con tatto con la natura. In origine erano sei i vulcani che la costituivano quattro si sono sfaldati nel tempo. L'isola deve il nome alle saline (un laghetto) ora abbandonate, di Lingua, un piccolo borgo sulla costa meridionale. I capperi e l'uva passita per produrre la nota Malvasia delle Lipari sono i due prodotti tipici di quest'isola.
Due i porti di attracco: Santa Maria Salina e la piccola Rinella dl Leni (dove si trova anche il campeggio, super affollato le settimane centrali d'agosto).

Escursioni via terra - In automobile o in motorino (esistono piccoli autonoleggi nell'isola. Informarsi presso la gente del posto). Esiste anche un servizio autobusi cui orari sono disponibili al porto di Santa Maria Sailna. Una strada panoramica che offre molte vlste sulla costa frastagliata permette di
raggiungere i vari centri abitati dell'isola. Da Santa Maria Salina, capoluogo dell'isola, si si sale, a nord, e si oltrepassa Capo Faro dirigendosi verso Malfa. Si prosegue lungo la strada costiera che sovrasta la punta del Perciato, bell'arco naturale visibile però solo dal mare o dalla spiaggia di Pollara, poco oltre, ove si trova la spiaggia più bella e suggestiva dell'isola. Prima di scendere si consiglia  di sbirciare tra la vegetazione per scorgere la casa (divieto di avvicinarsi) dove venne girato il film "Il Postino": è qui che avvenivano gli incontri tra Neruda  (Philippe Noiret) ed il portalettere (Massimo Troisi).

Spiaggia di Pollara - Due sono i sentieri che consentono di raggiungere la bella baia: uno conduce ad una specie di piccolo porticciolo con una riva minuscola di
scogli. L'altro, invece, giunge ad una ampia spiaggia sovrastata da una impressionante parete bianca semicircolare, ciò che resta dell'interno di un cratere.
Ritornando a Malfa, una biforcazione consente di imboccare una strada che si
addentra e conduce a Valdichiesa, con il Santuario della Madonna del Terzito, mete - di pellegrinaggi, e Rinella di Leni.

Escursione alla Fossa delle Felci - il più alto dei due monti di Salina ospita nel
cono un bellissimo bosco di felci (la Fossa delle Felci), oggi riserva naturale protetta, raggiungibile attraverso un sentiero (2 h circa a piedi) che parte dal Santuario della Madonna del Terzito a Valdichiesa. Un altro possibile percorso prevede la partenza da Santa Maria Salina.

Il famoso Malvasia delle Lipari - un vino passito (le uve vengono cioè lasciati
appassire sul vitigno prima di essere colte), dal colore ambrato. Il sapore dolce ed aromatico lo rendono un ottimo vino da dessert. 
Esistono in commercio diversi tipi di Malvasla. Quello DOC, prodotto solo sulle isole deve presentare sull'etichetta l'ntera denominazione "Malvasla delle Lipari".

Panarea.

La più piccola delle Eolie culmina nella Punta del Corvo (420 m), monte il cui versante occidentale si getta quasi a picco nel mare. Il lato orientale invece ha pendii più dolci che terminano con una alta costa di roccia lavica nera ai piedi della quale si aprono spiaggette di ciottoli con, alle spalle, i centri abitati. A 
sud-est, nei pressi di Punta Milazzese, vi sono i resti di un villaggio preistorico che dominano dall'alto la bella baia di Cala Junco. Tutt'intorno all'isola sorgono isolotti e scogli tra cui le temibili Formiche, poco affioranti e per questo causa di parecchi naufragi nell'antichità.

Filicudi.

Versanti scoscesi, coste rocciose, spesso basaltiche, caratterizzano questa piccola isola formata da un gruppo di crateri tra i quali il più alto è Fossa delle Felci (773 m). Tre i borghi principali per un numero complessivo di 250 abitanti 
circa. Dal punto di attracco dell'isola, Filicudi Porto, si può agilmente raggiungere il Villaggio Preistorico situato sul promontorio di Capo GrazIano (40 mm AR ca), dove
persistono i resti di circa 25 capanne, di forma per lo più ovale. L'insediamento risale all'età del bronzo ed è successivo ad uno sorto in riva al mare, poi spostato quassù per meglio difendersi dai possibili attacchi (si veda il Museo Archeologico di Lipari dove si trovano i reperti qui rinvenuti). Dall'alto si gode di una bella vlsta sulla baia, sulla cima Fossa delle Felci e su Alicudi (in lontananza sulla sinistra). Per l'approccio via mare è d'obbligo una tappa all'ampia Grotta del Bue Marino. Poco lontano si erge in mezzo al mare l'altissimo scoglio di origine vulcanica che per la sua forma è chiamato la Canna.

Alicudi.

La più solitaria delle Eolie, un cono tondo e ricoperto di erica (da cui il nome antico Ericusa) dove vivono non più di 140 persone, sembra persa alle radici del tempo.
Un unico centro abitato, poche case color pastello disseminate ai piedi della montagna che culmina con il Filo dell'Arpa, da cui si gode di un bel panorama (il sentiero si diparte dalla Chiesa di S. Bartolo e si inerpica tra coltivazioni a terrazze. Tempo di percorrenza: circa i ora e 3/4 AR di buon passo).

Altri itinerari